Formicaleone

L’uomo che si sentiva solo di Francesco Mari

Si era perfino sentito dire Mio fratello e mia cognata hanno una casetta in Sardegna, a sud di Oristano, perfino questo si era sentito dire, pur di inserirsi in una chiacchierata fra colleghi sulle vacanze, sui posti dove andare, sul periodo migliore per andare in ferie, su come la Puglia sia oramai troppo affollata troppo, su come la Sicilia sia un posto bellissimo, o forse la parola era stata incantevole, o piena di posti incantevoli, c’erano opinioni diverse sul mare e la montagna, sull’Adriatico e il Tirreno, erano ricorse espressioni come carnaio, relax, tutto compreso, e la domanda Tu dove te ne vai di bello? era risuonata spesso, era scontato che uno se ne andasse da qualche parte, forse proprio rispondendo a questa domanda aveva tirato fuori la casetta del fratello e la cognata… Gli altri erano rimasti in attesa a quel punto, certi che stesse per aggiungere qualcosa, tipo Vado a stare da loro qualche giorno, e c’erano stati uno o due secondi di silenzio, poi visto che lui non aggiungeva niente qualcun altro aveva detto Ma la Sardegna è tutta bella, e gli altri avevano assentito, qualcuno c’era stato l’anno prima, qualcun altro ci mancava da tanto e voleva ritornarci, poi il discorso si era spostato sui costi delle navi e sulle file agli imbarchi.

Quando uno parla della casetta di qualcun altro a proposito di vacanze è proprio all’ultimo stadio della solitudine, pensò l’uomo, che già da un quarto d’ora era seduto sul davanzale della finestra della cucina, con le gambe penzoloni di fuori, nel vuoto, sospese sopra l’imbuto mal illuminato del cavedio condominiale. Le finestre dei bagni e delle cucine, che affacciavano tutte da quel lato, erano chiuse, i balconcini con le scope, i secchi, le pattumiere, le scarpiere, le taniche e le cassette che dovevano aver contenuto frutta o pomodori erano rimaste là fuori come sigillate nel silenzio e nell’immobilità, dietro le serrande abbassate non c’era traccia di vita, di andirivieni domestico, il palazzo era praticamente vuoto.

Gli dispiaceva più di tutto non aver mentito, non essere stato abbastanza pronto e disinvolto da inventare lì per lì una qualche bugia fantasiosa, tipo Quest’anno me ne vado in Corsica, oppure Parto in crociera a fine mese, Mi aspettano parenti in Abruzzo, Ho prenotato in Trentino, Ma come niente mare? No quest’anno niente mare, la montagna è molto più riposante… Si faceva sempre cogliere impreparato, eppure lo sapeva che da anni ormai le vacanze erano più che altro un’esperienza colloquiale e narrativa, in se e per se non significavano più niente, erano tutte uguali, la vacanza più bella era la più convincente, la meglio raccontata, a ripensarci avrebbe benissimo potuto dire che la casetta a sud di Oristano era la sua, mica doveva esibire il certificato di proprietà, gli seccava aver lasciato in tutti questa impressione da sfigato, di uno che ad agosto non parte, non va in nessun posto, resta a casa, come mai? parti a settembre forse? settembre è il mese migliore per partire, le vacanze migliori si fanno a giugno e settembre…

Ripensando alla sua poca presenza di spirito durante la conversazione coi colleghi gli prese un moto di stizza, e il pensiero di lanciarsi nel cavedio a quel punto fece uno, due e tre passi indietro. Stizza e suicidio non vanno d’accordo, si disse, nessuno si suicida per stizza, la stizza ha più a che fare con l’omicidio, anche preterintenzionale nel caso, ma non col suicidio… E più ripensava alla casetta a sud di Oristano più la stizza aumentava, finché l’uomo si decise a ritirare le gambe sporte in fuori, fare una mezza rotazione col bacino e rientrare dentro casa.

Accese la lampada ad angolo accanto al divano a quel punto, accese la tv, accese anche il computer e si sedette alla scrivania. Aprì il programma di scrittura e per prima cosa intitolò il file Vacanza in Sardegna e in cima al foglio, in maiuscolo grassetto, scrisse VIAGGIO NELL’ORISTANESE, poi cancellò e scrisse ORISTANO E DINTORNI, poi cancellò ancora e scrisse L’ORISTANESE, QUESTO SCONOSCIUTO. Aprì cartine on line della Sardegna, siti di Pro Loco e di agriturismi della zona, lesse articoli di carattere storico, geografico, climatico-ambientalistico e perfino etno-antropologico, scaricò da internet immagini postate in rete da altri viaggiatori e le raccolse tutte in una cartella che chiamò Foto del viaggio di questa estate.
Per le due ore in cui rimase incollato al PC provò una specie di ebbrezza felice, una sensazione che gli sembrava di aver già sperimentato in precedenza, in altre occasioni, ma che all’inizio non riuscì subito a mettere a fuoco: poi si rese conto che era la stessa ebbrezza di quando partiva sul serio, di quando vedeva la città inclinata a 45 gradi sparire e allontanarsi sotto di lui dal finestrino dell’aereo, o di quando una volta fatto il pieno imboccava l’autostrada dando gas con animo allegro e fiducioso, o di quando il treno prendeva velocità e il paesaggio di là dal finestrino cominciava a sfilare via veloce…

Due settimane dopo, a chi gli chiese dov’era stato di bello rispose convinto: Sardegna. Una decina di giorni. Vicino Oristano. Nessuno o quasi c’era stato, tutti avevano frequentato altre zone dell’isola, chi era stato a sud di Cagliari, chi in Gallura, chi a Carloforte. Non potete avere idee delle sorprese che riserva l’Oristanese, aggiunse in tono sapiente. E quando qualcuno commentò Bella la Sardegna vero? sentì se stesso che diceva: La vuoi sapere una cosa? La Sardegna per me più che un luogo fisico è uno stato della mente…
Tutti a quel punto lo guardarono vivamente incuriositi.


Francesco Mari è nato il 18 dicembre 1966 a Napoli, città dove si è laureato in Filosofia presso l’Istituto Universitario Orientale e dove tuttora vive e lavora nel settore dei Beni Culturali. Nel 2014 ha pubblicato per Fazi Editore il romanzo comico-grottesco “La ragazza di Scampia” e, nel 2016 con Iemme Edizioni, la silloge di racconti “Gli amori interrotti”, omaggio al Calvino de Gli amori difficili. Segue con interesse il lavoro di riviste letterarie on line e piccole case editrici, convinto che al momento siano gli unici luoghi dove si pratica ancora un’idea di letteratura non basata sulla standardizzazione dei generi e delle mode editoriali.

(In copertina: illustrazione di Mimma Rapicano)

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