Formicaleone

Gesualdo Bufalino dialoga con Gianni Montieri

Gesualdo Bufalino
Perché si scrive, mi chiedo. Perché ci si affanna a tessere sogni e raggiri, si dà corpo a fantocci e fantasmi, si fabbricano babilonie di carta, s’inventano esistenze vicarie, universi paralleli e bugiardi, mentre fuori così plausibile piove la luce della luna nell’erba, e i nostri moti naturali, le più immediate insurrezioni dei nostri sensi c’invitano al gioco affettuosamente, divinamente semplice della vita? (da LE RAGIONI DELLO SCRIVERE) 

Gianni Montieri
Caro Gesualdo, forse si scrive proprio perché la luce nell’erba piove così plausibile, o anche per questo. Si scrive anche perché il vero non è sopportabile quanto il verosimile. Le parole che mettiamo su carta, almeno in apparenza, le possiamo gestire. Si scrive perché il gioco della vita non lo sappiamo fare o, come in questi giorni (immagino ti abbiano informato), non lo possiamo fare. Si scrive perché i pensieri se ne vanno, la lingua è incerta, il coraggio viene meno, i sentimenti si mettono sulla difensiva. Si scrive perché ogni tanto si è letto qualcuno bravo come te, caro Gesualdo. Si scrive, aggiungo più banalmente, perché non si è mai stati abbastanza bravi su un campo da calcio, perché non si è capaci di appendere un quadro, di tenere in mano un martello; perché non si hanno forza e sentimento per abbracciare chiunque, si scrive per nostalgia. Vedi, caro, Gesualdo, sento che nessuna di queste scuse ti ha convinto, prendile per dicerie, per artifici cui si è ricorso per parlarti.

Gesualdo Bufalino
Scrittori della penisola, confrères, e se provassimo per un poco, un anno, sei mesi, a tacere? Un silenzio totale, soffice, color del miele… Senza più né un romanzo, né un saggio, né un elzeviro, né una poesia, né un panfletto, né un’intervista…
E allora su, facciamolo questo gesto: incappucciamo le stilografiche, disarmiamo Olivetti e Remington, dopo tanti corpo a corpo cruenti. E prendiamoci una stagione sabbatica, sperimentiamo per la prima volta nei secoli la Cassa Integrazione dell’Alfabeto. (da FIRME PER UN SILENZIO)

Gianni Montieri
Il silenzio è il buontempo, è lo spazio dove si attende che si manifesti di nuovo qualcosa. Non mi illudo, caro Gesualdo, che nel silenzio si possa davvero pensare o inventare, ma sono certo che lì si possa attendere, che cosa non lo so. Tempo fa ho conosciuto alcuni giovani filosofi che – dopo alcuni bicchieri – sostenevano che non esista nulla oltre la parola, rimasi perplesso. Venne in mio soccorso il poeta Mario Benedetti (che ti ha raggiunto qualche giorno fa) che disse che prima della parola e dopo la parola esiste il silenzio, che è come una finestra alla quale affacciarsi per aspettare, a volte nulla, a volte altre e migliori parole. Stiamo in silenzio, dunque. Ho anche io una Olivetti del 1929, magari potessi usarla, ma mi piace guardarla e credere che anche lei guardi me.

Gesualdo Bufalino
In principio fu il Verbo, dicono. Vennero poi la Scrittura e la Lettura, speculari sorelle. Vogliamo dirla tutta? Nell’istante in cui l’appassionato di novità … si segregò a dilettarsene privatamente nel cerchio avaro di una lucerna, in quell’istante egli si condannò a patire le stesse equivoche estasi di chi ama non una donna di carne ma un pensiero di donna nella sua mente. A questo punto leggere divenne un vizio. Leggere per me significò soprattutto mangiare, saziare una mia fame degli altri e delle loro vite veridiche o immaginarie: dunque fu, in qualche modo, una pratica cannibalesca. (da LEGGERE, VIZIO PUNITO)

Gianni Montieri
“Leggere è sempre più importante che scrivere”, è una frase di Roberto Bolaño, uno scrittore che amo molto. È una convinzione anche mia. Ho sempre letto, leggo di continuo, come dici tu, è una pratica cannibalesca, si ha fame sì, anche se credo che dopo un po’ la fame si plachi e si trasformi in qualcos’altro, che comincino a dominare passione, gusto e controllo. Chissà se è stato così anche per te, se quel vizio si trasformò o se rimase sempre così intenso e beffardo. Mi piacerebbe chiederti come ti comportavi con i libri che non ti piacevano, li finivi? Li buttavi via? Li abbandonavi in angoli nascosti del salotto o sotto il letto? Un tempo finivo anche i libri brutti, ora non più, non ne vale la pena, so troppe cose e sto invecchiando. Fammi sapere.

Gesualdo Bufalino
Non solo i diari, ma mi piacciono gli epistolari. L’idea di poter fiutare, palpare, pedinare, origliare il «quotidiano» di un autore che amo, di riuscire a rubargli quel segmento irripetibile di spaziotempo che è il «dove» e il «quando» di una sua giornata. Quando leggo, per esempio che la mattina di sabato 7 maggio 1921, a Baugy, in Svizzera, dal terrazzino della sua pensione, Katherine Mansfield vide un carro, tirato da una mucca e guidato da un ragazzo, avanzare lentamente verso un piccolo ponte; o quando appuro che il 21 dicembre 1845, domenica, Balzac restò chiuso in casa a soffiar l’anima in un fazzoletto, con la sola compagnia dei Tre moschettieri… ebbene, mi ci vuol poco per usurpare quell’occhio miope, quel naso fluviale; per patire, come se fosse mia, la memoria di quel tritume di vita. (da EPISTOLARI)

Gianni Montieri
Ah, sì, che meraviglia, sapere, conoscere dove si trovasse uno degli autori amati in un dato momento. Venire a conoscenza anche di cose banali, cose come cosa comprasse al supermercato Philip Roth, da che lato del letto dormisse Natalia Ginzburg, quale fosse la sedia preferita di Pavese. Dove si trovassero quando hanno avuto l’idea di scrivere quel romanzo, quella meravigliosa poesia. E tu, Gesualdo, tu, dove ti trovavi quando hai scritto quei versi meravigliosi: “Io ti dico parole imparate a memoria: / le ascolti appena, frastornata dalla pioggia / che cade sul bunker di Punta Scalambra / e annunzia lungamente un altro addio […]”, stavi lì a Punta Scalambra? O ricordavi? Ed era davvero così lontano il mare a guardarlo da lì? E lì dov’era? E indossavi una delle tue camicie bianche a maniche corte? “l’estate è già morta”, era inverno, allora? Era autunno? E dove stai adesso che stagione è? Ci sono le stagioni? Mi risponderai?

***

Gianni Montieri è nato a Giugliano nel 1971 e vive a Venezia. Ha pubblicato: Le cose imperfette (ottobre 2019 per Liberaria) Avremo cura (2014) e Futuro semplice (2010). Suoi testi sono inseriti nella rivista monografica Argo, nei numeri sulla morte (VIXI) e sull’acqua (H2O) e nel numero 19 della rivista Versodove; sue poesie sono incluse nel volume collettivo La disarmata, (2014). È tra i fondatori del laboratorio di scrittura Lo squero della parola. Scrive su Doppiozero, minima&moralia, Huffington Post, Rivista Undici e Il Napolista, tra le altre. È redattore della rivista bilingue THE FLR. È nel comitato scientifico del Festival dei matti.

1 commento su “Gesualdo Bufalino dialoga con Gianni Montieri”

  1. Pingback: Colloquio con Gesualdo Bufalino (per Formicaleone rivista9 – gianni montieri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *