Formicaleone

Un uomo, due cadaveri e migliaia di libri dimenticati

Le verità cambiano con i secoli 

La morte di due fratelli all’interno di una grande casa ai piedi di un lago, è  l’escamotage narrativo di un prezioso libello che conta appena centoundici pagine. Due fratelli dunque, di cui sappiamo poco e niente: è facile figurarseli soli, decrepiti, magari anche burberi, è istintivo immaginarseli, ben prima di quella misteriosa morte, trascorrere le loro giornate in lunghe pause di silenzio, interrotte soltanto da qualche breve discorso. Poi lo strappo e la notizia improvvisa della loro dipartita: i corpi dei due uomini vanno recuperati al più presto.  L’incaricato al ritrovamento dei cadaveri è l’occhio che guida il lettore all’interno della casa, dove tanti altri si sono rifiutati di entrare e dove l’operazione di recupero è tutt’altro che breve. Uno dei corpi è lì, disteso vicino a lunghe pile di vecchi giornali,  l’altro invece non si trova: il disordine, la polvere, il caldo e la quantità estenuante di oggetti e cianfrusaglie accatastati per anni nelle stanze buie della villa, non aiutano le ricerche.

lampade nautiche, torce elettriche, lampade da campeggio, mobili pregiati, valigie, pentole, tappeti, corde, rastrelli, ombrelli rotti, biciclette, rubriche, elenchi telefonici, un passeggino, un passeggino per bambole, cibo andato a male, pelapatate, una collezione di armi, candelabri di cristallo, palle da bowling, la capote di un calesse, un cavalletto, alcuni ritratti dipinti 

Quel che sorprende è che, oltre a tutti quei mobili, oggetti e cianfrusaglie, la villa è colma di libri: centinaia , migliaia di vecchi libri che sbucano a ogni angolo, insieme a pagine stracciate e disperse sul pavimento. Libri dimenticati, sui quali l’uomo inciampa di continuo, libri ingialliti, dalle pagine sudice e rosicchiate dai topi, libri  rifugi di migliaia di piccoli insetti che di tanti in tanto fuoriescono allineati, libri che prendono vita, che piangono e sussurrano suoni incomprensibili,  libri attentatori che rigurgitano parole,  che finalmente vogliono parlare, vogliono gridare. Dalla  visione invasiva di tutti quei volumi, la narrazione si sdoppia e ci si accorge che quello che stiamo leggendo è un piccolo grande libro sui libri che ora rivela il suo intento, forse il più importante.  La morte dei due fratelli, la ricerca disperata di due corpi senza vita soffocati da una mole enorme oggetti e sporcizia,  si incrocia con un’altra ricerca, messasi in moto inconsapevolmente,  quella di un patrimonio letterario rimosso, annullato, soffocato, esattamente come il corpo non ancora rinvenuto, quello di Nino.

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Con “Il cadavere di  Nino Sciarra non è ancora stato trovato” edito da Wojtek nel gennaio del 2019, Davide Morganti si fa artefice di un esperimento narrativo raffinato e molto ben riuscito che si scinde su più piani differenti. Differenti sì ma come anzidetto  contigui : un corpo che pure c’è da qualche parte tra quelle mura ma che fatica ad essere recuperato, e parallelamente una letteratura che altrettanto esiste, è stata prodotta, ma che è stata ben presto dimenticata, superata, sottovalutata, talvolta neanche considerata.

parole che sono state per troppo tempo in solitudine, imparando a fare a meno degli occhi e della voce degli uomini.

Nella vecchia villa degli Sciarra infatti non campeggiano best seller, ma al contrario libri caduti nell’oblio.  Mentre vengono passati in rassegna uno ad uno, come fossero piccole apparizioni, nomi di autori che la nostra storia letteraria ha dimenticato, tra polvere e oscurità  i confini tra vita, morte e letteratura si dissolvono, insieme alla convenzione del tempo, quello sociale, quello del mondo di fuori che appare come mutata, incagliata da qualche parte, in attesa (solo per un poco) di una luce che non arriverà.

La letteratura è uno strano cimitero, mette dentro vivi e morti, e a stento si riconoscono. Un ragno sta camminando su una scarpa, doveva essere di Nino

Perchè dimentichiamo? Perchè non troviamo più una persona, un corpo, un ricordo, un oggetto? Perchè scartiamo? In base a quali criteri? Perchè non abbiamo una memoria totalmente prensile, in grado di registrare ogni avvenimento, ogni parola, ogni vita e ogni morte ? Cosa ci spinge ad avere memoria di una cosa e non di un’altra? Cosa ci travolge?Il meccanismo ormai si è innescato: la sparizione di un cadavere è stata la chiave per aprire ad una riflessione sugli spazi sociali e culturali, sulla memoria di quel che sarebbe degno o non degno di nota. 

I libri scompaiono come gli uomini, travolti dal tempo e dagli uomini stessi, non c’è abbastanza spazio per noi che quel tanto per passare subito; si va avanti, avanti c’è posto, noi andiamo via e gli altri ci sostituiranno

Da una parte un corpo ingurgitato dalla propria casa, dall’altra migliaia di libri divorati dall’indifferenza e dalla mancanza di attenzione, libri che forse pagano eternamente il pegno della loro inattualità. Libri che ora, alla presenza di quest’uomo ormai stremato dalla ricerca, approfittano della sua presenza e si fanno sentire.

Non sono demoni, o sono demoni di luce e lo ignoro. Molti fanno finta di non credere che esistano, sono convinto che escano dai libri, quando i libri cominciano a non essere più letti, quando iniziano ad ammuffire, è una reazione malvagia

Per chi legge, diventa impossibile non abbandonarsi a domande sul dopo, quel futuro che riguarda tutti noi, nessuno escluso, il tempo informe in cui non ci saremo, nè saremo in grado di controllare la memoria che gli altri avranno di noi. La vita e la morte viaggiano parallele sino alla fine, come vuole la legge della natura, ma può avvenire talvolta qualcosa di simile anche alla letteratura e alla lettura, quest’ultima intesa soprattutto come atto di cura, di ascolto, di attenzione, di interesse. Cosa porta qualcuno a scegliere di aprire un libro e a non sfogliare quello subito a fianco? Le contingenze, i casi, la fortuna, i tempi, certi noti meccanismi o forse niente di tutto questo, è Morganti stesso a suggerircelo. Alcune parole probabilmente , alcune storie, nascono già con la consapevolezza di non essere ascoltate.

Ho capito che ci sono parole che preferiscono vivere povere, senza luci, urla, interviste, sono come olivi nella sabbia, non seccano mai e sanno stare in solitudine facendo a meno degli occhi e della voce degli uomini.

Non si continua forse a vivere ugualmente anche se gli altri non ci danno attenzione, non si voltano a vedere dove andiamo, nè si accorgono del giorno in cui non passiamo più? Del resto, i fratelli Sciarra hanno vissuto a questo modo per molti anni.  Lo stesso avviene alle opere,  ai libri,  alle storie che pochissimi o nessuno ricorda ma che, dopotutto, hanno proseguito e proseguono ad esistere nei loro mondi nascosti.  Così Morganti traccia, con questo esperimento narrativo,  una sorta di antologia di autori sommersi, i cui nomi emergono senza rancori, senza effetti speciali nè spirito di revanscismo. L’autore non scrive certo mosso dal desiderio di dimostrare quali siano i meriti e i demeriti di tutti gli autori caduti nell’oblio, al contrario credo voglia ricordarci  quanto la Letteratura non vada intesa come la tana stretta e calda, riservata al pensiero unico ma piuttosto come una infinita distesa di possibilità, punti di vista e contraddizioni. Un luogo aperto davvero, privo di catene reali o ben camuffate, un luogo di libertà nel senso più esatto (e meno millantato) della parola.

(In copertina: foto di Raffaele Auteri)

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