Formicaleone

Gesualdo Bufalino dialoga con Giulio Mozzi

Gesualdo Bufalino
Perché si scrive, mi chiedo. Perché ci si affanna a tessere sogni e raggiri, si dà corpo a fantocci e fantasmi, si fabbricano babilonie di carta, s’inventano esistenze vicarie, universi paralleli e bugiardi, mentre fuori così plausibile piove la luce della luna nell’erba, e i nostri moti naturali, le più immediate insurrezioni dei nostri sensi c’invitano al gioco affettuosamente, divinamente semplice della vita? (da LE RAGIONI DELLO SCRIVERE) 

Giulio Mozzi
Raccontiamo storie perché fin da quando eravamo piccolissimi ci sono state raccontate delle storie. Raccontare storie è un modo che abbiamo per mettere a fuoco, comprendere, conservare e trasmettere ciò che siamo, la nostra presenza del mondo (dico «un modo», perché altri faranno le medesime cose in altri modi: componendo musica, dipingendo quadri, progettando edifici, danzando, o vivendo filosoficamente, eccetera). Quanto alla vita, a me pare difficilissima: e trovo bizzarro separare vita e storie. Siamo animali culturali.

Gesualdo Bufalino
Scrittori della penisola, confrères, e se provassimo per un poco, un anno, sei mesi, a tacere? Un silenzio totale, soffice, color del miele… Senza più né un romanzo, né un saggio, né un elzeviro, né una poesia, né un panfletto, né un’intervista…
E allora su, facciamolo questo gesto: incappucciamo le stilografiche, disarmiamo Olivetti e Remington, dopo tanti corpo a corpo cruenti. E prendiamoci una stagione sabbatica, sperimentiamo per la prima volta nei secoli la Cassa Integrazione dell’Alfabeto. (da FIRME PER UN SILENZIO)

Giulio Mozzi
Sarà che sono uno scrittore dappoco, ma a me la retorica delle stilografiche, delle Olivetti e addirittura delle Remington è venuta a noia da un pezzo. Non riesco a immaginare di smettere di vivere per un anno. Non vivo in un altrove: vivo qui, in questo mondo.

Gesualdo Bufalino
In principio fu il Verbo, dicono. Vennero poi la Scrittura e la Lettura, speculari sorelle. Vogliamo dirla tutta? Nell’istante in cui l’appassionato di novità … si segregò a dilettarsene privatamente nel cerchio avaro di una lucerna, in quell’istante egli si condannò a patire le stesse equivoche estasi di chi ama non una donna di carne ma un pensiero di donna nella sua mente. A questo punto leggere divenne un vizio. Leggere per me significò soprattutto mangiare, saziare una mia fame degli altri e delle loro vite veridiche o immaginarie: dunque fu, in qualche modo, una pratica cannibalesca. (da LEGGERE, VIZIO PUNITO)

Giulio Mozzi
Per me leggere è uno dei modi di apprendere; non è un vizio, ma una parte positiva della vita. Non ho alcuna passione per le novità: ho passione per le cose importanti. E quando leggo non vado in estasi, mi spiace, e leggo alla scrivania sotto la luce di una lampadina a basso consumo. Che poi la nostra mente sia popolata di fantasmi, è un’ovvietà: ma questo avverrebbe anche senza i libri, senza la scrittura, senza la parola.

Gesualdo Bufalino
Non solo i diari, ma mi piacciono gli epistolari. L’idea di poter fiutare, palpare, pedinare, origliare il «quotidiano» di un autore che amo, di riuscire a rubargli quel segmento irripetibile di spaziotempo che è il «dove» e il «quando» di una sua giornata. Quando leggo, per esempio che la mattina di sabato 7 maggio 1921, a Baugy, in Svizzera, dal terrazzino della sua pensione, Katherine Mansfield vide un carro, tirato da una mucca e guidato da un ragazzo, avanzare lentamente verso un piccolo ponte; o quando appuro che il 21 dicembre 1845, domenica, Balzac restò chiuso in casa a soffiar l’anima in un fazzoletto, con la sola compagnia dei Tre moschettieri… ebbene, mi ci vuol poco per usurpare quell’occhio miope, quel naso fluviale; per patire, come se fosse mia, la memoria di quel tritume di vita. (da EPISTOLARI)

Giulio Mozzi
M’interessano le opere. Se talvolta mi capita di leggere diari o epistolari, è solo per capire come certe opere sono state formate. Non sono un guardone.

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Giulio Mozzi è nato nel 1960. Abita a Padova. Ha pubblicato diversi libri di racconti, tre libri in versi, qualche pamphlet, e alcuni volumi sulla didattica della scrittura e della narrazione. Lavora come consulente editoriale. Dirige a Milano la Bottega di narrazione.

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