Formicaleone

Essay di Filomena Di Paola

L’uomo è la sola creatura che rifiuta di essere quel che è.
( Albert Camus )

Tutti i difetti che l‘essere umano riconosce consapevolmente o meno di avere, li attribuisce, per traslato, agli animali, caricando questi ultimi di negatività.

Così la figura del lupo: furbo, imbroglione, falso, opportunista e sleale.

Così il maiale, collegato all’ingordigia, al sesso, alla bassezza morale e a quanto di più laido si possa immaginare.

La viltà fa casa nel coniglio, la stupidità, la superficialità,  femminile naturalmente, ricorre nell’oca, nella gallina.

La cocciutaggine, la testardaggine, nell’asino, nel mulo.

L’ignoranza tocca alla capra.

Il conformismo e la vigliaccheria alla pecora.

La furbizia o l’astuzia calcolatrice alla volpe.

La scontrosità e la misantropia all’orso.

Il serpente riceve dall’uomo il comportamento subdolo, viscido, infido, velenoso e traditore.

La vacca è collegata alla grassezza, naturalmente anche questa femminile.

Al gallo si associa la virile vanagloria, al pollo la nostra sprovvedutezza.

Questo accade principalmente, ma non esclusivamente, con quegli animali che addomesticati attraverso un tempo immemorabile, obbediscono e soddisfano le pretese e le esigenze degli uomini, in una sorta di schiavitù perenne. Non capita invece con quegli animali tipicamente coccolati come il cane e il gatto, dove al primo, per sommi capi, è associata la fedeltà, l’amicizia e al secondo la ricorrenza alle coccole, ma anche il forte senso di indipendenza. A meno che non siano randagi sfortunati (vita da cani!) o persone subdole e fintamente innocue (gatta morta).

Per quanti invece sono veramente al di fuori della portata della sua padronanza o influenza, c’è maggior rispetto: l’intelligenza per l’aquila, regalità e maestosità per il leone, grazia e seduzione per i felini generalmente e così via.

Schematicamente questi atteggiamenti si ripetono anche fra le stesse persone, nei loro rapporti sociali. Per quanti si sottomettono troppo docilmente e senza condizioni, si manifesta poca considerazione e mancanza di rispetto. Non vale per quei fedelissimi, pronti a sostenere, quando non a tiranneggiare affettuosamente un altro essere umano, solitamente più in vista e con maggior potere, al fine di ricavarne il proprio beneficio. Gli indipendenti, i non appartenenti alle combriccole, coloro che fanno valersi senza rinunciare alla loro natura, probabilmente godono di silenziosa considerazione, di attenta, quanto non rispettabile inimicizia. L’essere umano sembra dunque incapace di accettarsi per quello che è, ha bisogno di vedersi riflesso negli animali, come negli occhi dei suoi simili, sempre al largo da se stesso.

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