Formicaleone

Spaesamento e luce nei racconti di Amy Hempel

Se una cosa sembra troppo bella per essere vera, lo è.

Quindici racconti eleganti, scritti con un linguaggio sorvegliato, vibrante ed essenziale, quindici storie dense di compassione e di solitudine, di bellezza e di fragilità. In Nessuno è come qualcun altro, l’ultima raccolta di racconti di Amy Hempel uscita in Italia per SEM a dicembre 2019, nella traduzione di Silvia Pareschi, la scrittrice americana ricostruisce in maniera precisa uno spaccato fedele dell’immaginario sociale contemporaneo fatto di  precarietà, disagi, alienazione, incomunicabilità. Quelli della Hempel sono ritratti fulminanti che hanno il pregio di lasciare il lettore attonito, spiazzandolo di continuo, colpendolo in profondità laddove si è soliti pensare che la letteratura non riesca (o non debba) ad arrivare.  Si consumano in fretta i racconti di Amy Hempel, non si necessita di troppo tempo per leggerli,  eppure, quando si giunge all’ultima pagina, ci si sente pervasi da un’inquietudine invisibile che poco a poco emerge, e si fa da una parte spaesamento  e dall’altra desiderio di guardare finalmente a fondo la realtà, nelle sue fenditure più nascoste e sconfessate.

La signora Greed era sposata da quarant’anni, suo marito il cornuto del secolo. Un uomo bruttino dal patrimonio ragguardevole, che l’accompagnava a fare commissioni nel quartiere. La signora Greed si faceva un punto d’onore di affermare che non lo avrebbe mai lasciato. Poco importava se il suo affetto per lui era superato dall’attaccamento ad altri. Tra cui, per esempio, mio marito.

Le vicende narrate dalla Hempel sembrano quasi importunare chi le legge: con l’esattezza di un mirino di precisione, lo sguardo della scrittrice fa luce di proposito su  quel sottobosco di emozioni, contraddizioni e disagi umani di cui volutamente si fa a meno di parlare, al fine di non turbare l’illusione vitale di condurre una quotidianità soddisfacente o quanto meno sopportabile. Seppellire le inquietudini, interrare in fretta e furia gli affanni e i dubbi più profondi, nascondere a se stessi e agli altri le proprie tensioni: non v’è suggerimento più imperante nell’era dell’esibizione e dell’individualismo dilaganti,  bisogna proseguire per questa strada a testa bassa, senza indugiare,  evitando accuratamente di fermarsi a guardare più a fondo,  dentro o intorno a noi.

Probabilmente la sensitiva mi dirà che mi innamorerò. Tutti pensano che sia questo che vogliamo sentirci dire. Ma io non voglio innamorarmi nel mondo che potrebbe intendere una sensitiva. Non voglio un’avventura sentimentale, se è questo che predirà. Ma l’amore – certo, che venga pure. In un’altra forma. Non un uomo e non una donna. Un animale, un luogo o una causa. Mi piacerebbe innamorarmi ancora di tutte queste cose

Non v’è una sola parola di questi racconti che non sia stata calibrata, pesata, considerata nel suo senso più profondo  e chi legge può bene accorgersene perchè, dietro alla brevità delle trame, alla sintassi essenziale e quasi enigmatica,  v’è la capacità smisurata della Hempel di conferire ad ogni vocabolo il compito di illuminare le esistenze dei suoi personaggi, irradiandole della luce più vera, più consapevole, più dolorosa.  In questa luce sta la forza delle sue storie, nelle quali l’autrice è anche assai brava a non lasciar intravedere nemmeno la più impercettibile delle sue considerazioni personali.  Uno per uno, i ritratti della Hempel ci restituiscono piccole e grandi debolezze che alimentano la vita di ognuno,  fragilità e contraddizioni che, se non ci fosse certa letteratura, nessuno avrebbe l’ardire di rivelare, né l’onere di indagare e rammentare così compiutamente.

(In copertina: foto di Raffaele Auteri)

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