Formicaleone

Preghiere laiche di Iole Cianciosi

Ave  Maria,
Ave Cesare
Che tempo fa stasera dalle vostre prospettive,
nei vostri lembi di cielo
Nelle altezze smisurate del tempo fuori dallo spazio conosciuto che si incrina
e si contorce?
Io non comprendo certe immensità.
Qua comunque il cielo è terso,
dopo un silenzioso tramonto s’è accesa qualche stella prima dei lampioni.
È un inverno pieno di grazia
Scarso di neve.
E l’Australia brucia
E una guerra è alle porte
E il Signore sia con voi,
Cesare e Maria,
Perché qua sotto sicuramente
Non c’è più spazio per lui.

Padre Nostro,
La preghiera più bella
E quella più sputtanata.
La migliore in assoluto
Come i libri di Philip Roth.
Padre Nostro dicevo,
il tuo tempo c’è stato,
il tuo regno è nato e tramontato,
Sia santificato il tuo ricordo
Perché solo i ricordi restano.
E sulla tua volontà
qualche perplessità permane,
perché ormai ognuno fa come gli pare,
sia in Africa che in Cina,
per non parlare dell’America.
Padre Nostro di debiti ne abbiamo parecchi quindi
ci puoi mettere una buona parola
con la Banca centrale europea,
ma di più non so se riesci.
Quando vuoi, comunque, ripassa,
che io tengo la porta aperta
e un posto per dormire te lo trovo
un piatto di pasta pure,
per il resto c’è il vino di mio padre,
quello biologico.

Gloria al Padre
Ma pure alla madre
Grazie al suffragio universale
Gloria al figlio,
Benché sia uno scapestrato
Scappato per le Americhe e mai più tornato,
Gloria allo spirito Santo e non Santo,
Al Bourbon, alla grappa, gloria alla Genziana dei declivi montani abruzzesi
che leggermente digradano in mare.
Gloria nell’alto delle sfere celesti
alle ricerche spaziali
al progresso scientifico
alla bellezza nell’epoca della sua
Riproducibilità tecnica.
Gloria al David di Michelangelo,
All’opera di Michetti,
Al genio di John Cheever.
Gloria a tutti i dispiaceri,
ad ogni delusione,
a qualsiasi necessario cambio di rotta.
Gloria ai viaggi in treno
dagli orizzonti magnifici,
Al mare,
Alla terra,
Al cielo.

Eterna siesta leggera,
Sopra un’amaca di lino colorata,
In un caldo pomeriggio d’estate.
Eterno riposo dona loro, Signore,
Carico di bevute
Di fresca margarita con sale
Per curare le ferite di una vita vissuta
E passata.
Eterna ricorrenza dei migliori ricordi.
Splenda ad essi la luce dell’aurora
quella tenue della sera
o dei pomeriggi di maggio.
Che il sonno sia sereno,
Su morbidi guanciali di seta.
Che non manchi il coraggio,
Per sbirciare ogni tanto dalla finestra,
Vedere che tempo fa fuori,
Se qualcuno passa con un fiore
E se ne va.

(In copertina: foto di Raffaele Auteri)

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