Formicaleone

Sono i personaggi a darmi la voglia di scrivere: intervista a Emma Pomilio

Emma Pomilio è nata e vive ad Avezzano (AQ). Viene da una famiglia di scrittori. Si dedica allo studio della storia romana e scrive romanzi storici ambientati nella Roma antica. Sin dagli esordi è stata notata dall’editore Mondadori, che ha pubblicato tutti i suoi romanzi. Il suo sito è www.emmapomilio.it


Il romanzo storico è la tua grande passione. Cosa accade quando l’intuizione arriva? Inizia la ricerca? Parlami dei meccanismi che fanno capo al tuo processo creativo.

Difficilmente parto solo da un’intuizione, prima spendo molto tempo a cercare un periodo storico confacente. Cerco sempre un argomento centrale forte, drammatico, che si presti a fare da spina dorsale a un romanzo con eventi drammatici, azione, colpi di scena, personaggi ben caratterizzati e spesso in lotta contro le consuetudini dei loro tempi, poiché spesso i miei personaggi sono dei ribelli.  Studiando il periodo prescelto immagino i personaggi con le loro vicende e i loro sentimenti, la loro mentalità e le difficoltà che incontrano, e qui sorgono le idee o le intuizioni che renderanno particolari e affascinanti il racconto e i personaggi. Saranno proprio i personaggi per me interessanti che mi daranno la voglia di scrivere. Ormai, per tenere sotto controllo la materia vasta preparo una scaletta, dunque già so quando comincio la stesura quale sarà il finale, non che non cambi alcuni passaggi, perché nel raccontare per esteso si presentano spesso delle incongruenze, ma terminata la scaletta si sa già come sarà il romanzo.

In molti ti hanno definita come una delle migliori scrittrici e conoscitrici della romanità.  Da dove nasce questa fascinazione? 

Roma mi ha sempre affascinato fin da piccola, ma ho cominciato la mia avventura di autrice scrivendo dei gialli, poi mi trovai tra le mani un romanzo storico ambientato nella Roma di Cesare. Non che mi piacesse particolarmente, ma provai a mettermi nei panni dell’autore, mi chiesi quale lavoro ci fosse dietro quel libro. Immaginai una incessante attività di studio e di ricerca per ricreare nel modo più verosimile possibile i personaggi, le vicende e l’ambiente, tutto un mondo perduto. Quel lavoro mi attirava molto. Farlo bene era una sfida, che raccolsi subito. Mi accinsi con impegno a scrivere il mio primo romanzo storico, pensando che comunque  di gialli se ne scrivevano troppi e di certo la moda sarebbe finita. Invece no, i gialli sono sempre più di moda, non sono stata una brava indovina, ma non mi importa: la passione per il romanzo storico mi ha conquistata e non mi pento delle mie decisioni. Ho scelto Roma come protagonista dei miei romanzi, non solo come sfondo, perché Roma è grande, è quanto di più importante ci resta del nostro passato,  interessa tutto il mondo e ne vediamo le vestigia ovunque, vestigia grandiose pur se depredate. Io ho studiato a Roma e lì capita di continuo di trovarsi vicino a monumenti della città antica.  Roma è sempre vicino a noi, in tutta Italia e su tutte le sponde del Mediterraneo, basta guardarsi intorno, soffermarsi, il fascino della città eterna è immutabile.

Chi sono i lettori dei tuoi romanzi? Senti che c’è qualcosa che vi lega, al di là del comune interesse per la storia?

I lettori dei miei romanzi sono persone di ogni età, uomini e donne che amano le buone ricostruzioni storiche, l’avventura e i colpi di scena, i personaggi curati. Quello che ci lega, a parte il comune interesse per la storia e un affetto che si crea col tempo tra lettore e scrittore, è la comune consapevolezza della grandezza di Roma, e dell’impero immenso che ha creato riunendo tanti popoli.

Ti è mai capitato di immedesimarti “eccessivamente” nelle epoche in cui ambientavi uno o più romanzi? Sogni, visioni, interpretazioni…

No, mai, ma mi capita a volte di trovarmi in autostrada e pensare: chissà che direbbe Cicerone, se si trovasse a passare su questo viadotto. Allora immagino dei personaggi togati viaggiare accanto a me. Guardano con tanto d’occhi il veicolo semovente, i piloni del viadotto, le lunghe gallerie, la strada liscia su cui i carri senza cavalli si muovono ad una velocità per loro incredibile. Certo, concludo poi, il moderno viadotto non durerà molti anni, invece le costruzioni romane hanno sfidato i millenni, e pur solo con un minimo di rispetto, se non saranno più usate come cava di materiali da costruzione, dureranno altri millenni.

Nel tuo ultimo libro “I Tarquini, la dinastia segreta” porti sulla pagina la storia del generale etrusco che i più conoscono col nome di Tarquinio Prisco, uno dei sette Re di Roma. Da cosa ha origine questo viaggio, ancor più lontano, nel tempo e a quali istanze è legato?

Oggi con i nuovi metodi di ricerca dell’archeologia si può tentare di dare una interpretazione riguardo a vicende e personaggi che fino a pochi decenni addietro erano considerati del tutto leggendari. Nuove scoperte archeologiche hanno supportato il racconto degli storici antichi. Gli autori che hanno raccontato la storia degli anni intorno al 600 a.C., in cui è ambientato il romanzo, come Livio o Dionigi, non venivano creduti perché scrivevano circa 600 anni dopo, e non c’era nulla di scritto di coevo. Oggi si può fare il confronto tra le opere degli storici e i resti archeologici, tentando di scoprire se gli storici ci hanno parlato di fatti concreti e spesso si scopre che è così. Le correnti negazioniste, che fanno di Roma una città nata molto più tardi di quello che dicono gli storici, e quindi relegando nella leggenda e nel mito i fatti narrati dagli storici per quanto riguarda le epoche più antiche, devono ricredersi. Roma era molto importante già in epoca arcaica. E per noi è giusto saperlo. Anche il romanziere, che raggiunge in genere più persone del saggista, deve fare la sua parte e divulgare. Oggi viviamo una crisi di identità fortissima, stiamo perdendo la nostra tradizione per accogliere riti, tradizioni, feste altrui. Questo non si può evitare del tutto, ma, giacché Roma è la nostra capitale, è giusto per noi conoscere questa storia tanto antica che il mondo ci invidia ed è la nostra identità, fa parte delle nostre origini.

Come vivi il momento della promozione dei tuoi libri, anche ed eventualmente sui social?

Il momento della promozione è un momento di incognite e purtroppo da me dipende poco, è l’editore che decide quanto supportare il libro, quanto far agire l’ufficio stampa. Sui social non sono molto attiva, anche se faccio la mia parte. Mi rendo conto del fatto che alcuni autori si promuovono con i social e che spesso alcuni blogger vengono avvicinati dalle case editrici ed esortati a scrivere romanzi perché già hanno il loro pubblico, dunque l’editore non deve spendere in pubblicità, ma io proseguo come ho sempre fatto, perché essere molto attivi sui social richiede tempo che sarebbe sottratto alla scrittura. Per me non è semplice produrre testi di continuo come servirebbe per i social. Comunque ho un sito e curo una pagina Facebook, pur se con non grande assiduità, ma so per certo che ai lettori l’effetto social piace. Il lettore tramite il social mi può salutare e parlare, ed esprime spesso un giudizio sulla mia opera. Questo per me è bellissimo perché quello che maggiormente mi gratifica è il giudizio buono del lettore, o l’idea che qualcuno a Genova, a Napoli, a Palermo, mi stia leggendo e possa pormi domande. Dunque senza esagerare approvo i social. E’ bello il rapporto diretto col lettore.

Cos’ha comportato, nella tua vita e anche nella tua carriera di scrittrice, essere la nipote di un grande intellettuale come Mario Pomilio?

Che mio zio fosse uno scrittore famoso ha influito nella vita della mia famiglia, a casa mia si parlava sempre di libri, e frequentare la casa di zio Mario mi ha permesso di conoscere l’ambiente e le problematiche degli scrittori; poco o nulla mi ha aiutato nella carriera poiché Mario Pomilio è morto molto tempo prima che io mi cimentassi nella scrittura, dunque non ho mai potuto chiedergli un parere sui miei romanzi o un aiuto per parlare con gli editori, e posso assicurare che parlare con gli editori non è facile. Mio padre era il fratello più giovane di Mario Pomilio. Si chiamava Ernesto. Anche mio padre era scrittore, ma scriveva soprattutto per sé, anche se ha pubblicato con case editrici di tutto rispetto, come Liguori e Pironti. Dai due fratelli ho ereditato molto. La passione per la scrittura, la voglia di isolarsi per pensare e scrivere lontano dal frastuono. Anche mio padre è mancato presto, prima che io decidessi di fare la romanziera: a nessuno dei due fratelli ho potuto chiedere un consiglio, eppure pensare a loro mi dà il coraggio, la determinazione. I due fratelli scomparsi da tanti anni per me sono presenti ogni giorno. Ricordo alcuni episodi con mio zio Mario. Adesso, mentre ne parlo mi torna in mente lui in spiaggia. Portava sempre un taccuino, poi lo metteva sotto l’ombrellone, appoggiato alle forcelle. Tanta gente lo salutava e voleva scambiare due chiacchiere: lui era gentile e disponibile, ma credo che avesse sempre la mente al lavoro, infatti ogni tanto correva all’ombrellone e scriveva qualcosa sul taccuino, lo rimetteva a posto con mosse furtive per non essere troppo notato, e tornava tra la gente.

Grazie Valentina per lo spazio che mi hai concesso e un saluto ai tuoi lettori.

(In copertina: foto di Valentina Di Cesare)

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