Formicaleone

Al convegno poetico di Tito Pioli

Io Alice sono andata al convegno letterario del grande poeta Pallo Pinco ormai non respirava più sudava nelle ascelle e la figlia traduceva al pubblico quello che diceva anche se non l’aveva detto. Il poeta avrebbe presentato nell’occasione la sua ultima poesia inedita lo aveva annunciato chiedendo silenzio la figlia del Poeta che diceva sempre di fare silenzio. L’eterno sole, l’autunno, la barca nelle brume immobili, il pane inzuppato riecheggiavano in quella sala comunale con le pareti marcite i versi del poeta Pallo Pinco e tutti ascoltavano in religioso silenzio

Io Alice ero incinta e cominciata la lettura delle poesie da parte del Gruppo Boria parlavano di Suoni di Terra di Vento di pudiche braccia. Io Alice ragazza silenziosa e disoccupata sentivo dolore spingeva il mio bimbo dentro di me ho urlato ma le parole del Gruppo vocale Boria superavano le mie urla. Per un errore burocratico la sala nello stesso giorno e nella stessa ora era stata affittata a più persone. Nello stesso momento arrivarono nella sala un gruppo di disabili gravi e un gruppo di padroni di cani in modo che all’inizio del convegno poetico proprio mentre gli attori del Gruppo Boria recitavano i versi del poeta non si sentiva nulla c’era un caos totale tutti picchiavano tutti. Linguisti contro cani, Disabili contro Poeti, Aspiranti Poeti contro Cani per ciechi.

Anche io Alice incinta ho protestato e la figlia del Poeta ha cominciato a inveire contro i cani che latravano erano almeno trentasette e contro i disabili che agitavano le braccia come forsennati e sorridevano sempre anche loro avevano diritto a un poco di poesia. Invece del Requiem di Verdi come voleva il Poeta è partita la canzone Remi i bambini la urlavano e non si sentiva il Poeta. Ma il professor Boria ha detto no lasciateli le parole del poeta vanno in musica con i gesti dei disabili e con le bocche dei cani ma la figlia del Poeta obesa con con due paia di occhiali e due telefoni esasperata ha chiamato la Polizia e ha fatto sgomberare sia i disabili  che i cani che lì si celebrava un grande poeta. Le ascelle piene di vermi, nuovi astri, nuovi fiori, le parole del poeta Pallo Pinco entravano nelle orecchie degli astanti o meglio quelli ancora svegli alcuni russavano con rumore pari ai petardi della festa fuori in città.

Io Alice ho sentito delle forti fitte ho chiesto alle persone davanti a me ma tre dormivano e altre quattro non mi hanno risposto avevano tutti sopra i settanta anni al convegno poetico. Io sto male sto morendo sto urlando ma il Gruppo Boria legge al microfono le parole eterne del poeta Pallo Pinco. L’eterno sole, l’autunno, il pane inzuppato le parole dell’immenso Poeta viaggiavano nell’aere.

Io Alice sono morta con la mia creatura in grembo ma è nata una poesia del Poeta Pallo Pinco e la figlia del Massimo Poeta della nostra città chiedeva al cronista se il giorno dopo sarebbe uscita la pagina con una poesia di suo padre mentre ululavano le ambulanze fuori nella strada.

(In copertina: foto di Raffaele Auteri)

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