Formicaleone

Carlo Vallini, il poeta crepuscolare offuscato dall’ombra di Gozzano.

La corrente letteraria crepuscolare si sviluppò in Italia all’inizio del 1900 e l’immagine del crepuscolo non è utilizzata casualmente: essa sta ad indicare uno spegnimento, una perenne situazione di fine che investe chi scrive. I crepuscolari non hanno particolari emozioni da raccontare, ma nei loro versi sono principalmente trascinati da una forte malinconia. Senza avere effettivamente alcuna tematica precisa da trattare, i poeti appartenenti a questa corrente letteraria, desiderano rappresentare un’ideale parabola della poesia italiana, che si spegne poco a poco, fino ad arrivare al tramonto.

Il crepuscolarismo si snodò in diversi gruppi letterari italiani, i più noti sono il gruppo romano con Tito Marrone, Corrado Govoni e Sergio Corazzini, e il gruppo torinese che ebbe come maggior esponente il noto poeta Guido Gozzano, che generalmente viene identificato come la figura letteraria che racchiude la vera essenza di tale corrente letteraria, offuscando così l’immagine di altri autori come, ad esempio, il milanese Carlo Vallini. Vallini fu un talentuoso poeta crepuscolare, nacque a Milano nel 1885, ma trascorse la sua infanzia in Liguria, conseguì poi la licenza liceale a Torino e, prima di iscriversi all’università, lavorò come mozzo su una nave diretta in Giamaica. Una volta tornato si dedicò totalmente allo studio della letteratura e qui, fra i banchi universitari, conobbe  Gozzano, il quale marinava sempre più spesso le lezioni di giurisprudenza rifugiandosi nella facoltà di lettere. Qui fra i due non nacque solamente una profonda amicizia, ma un sodalizio letterario destinato a durare fino alla morte di Gozzano, nel 1916 (Vallini seguirà la stessa sorte dell’amico pochi anni dopo, nel 1920).

Nel 1907 Vallini pubblicò le due raccolte poetiche La rinunzia e Un giorno, successivamente scrisse Radda, un dramma lirico, e infine si dedicò alla traduzione di un romanzo di Oscar Wilde, La ballata del carcere di Reading. Probabilmente fu proprio questa sua scarsa produzione letteraria a trascinare il poeta nel dimenticatoio e a sottometterlo ulteriormente alla ombra dell’amico Guido Gozzano, ma Vallini , per quanto presenti una produzione poetica ridotta rispetto all’amico e collega,  non è da considerarsi un poeta meno talentuoso.

La sua infanzia in Liguria, l’esperienza da mozzo su una nave, fecero sì che il suo rapporto con il mare divenisse viscerale e infatti, nella raccolta Un giorno, quello del mare è uno dei temi principali che appare inevitabilmente legato ai concetti di vita e morte.

Quello era il mio mare Tirreno,
quello era il mio mare nativo:
mutato soltanto sentivo
lo sguardo un tempo sereno.

[…]

Era sordo dentro di me
il mio cuore ad ogni ricordo.

[…]

Avrei voluto morire
sopra lo scoglio del mare,
avrei voluto provare
la gioia di non più sentire

(C. Vallini, Un giorno, Lo scoglio, vv. 55-58; vv.73-74; vv. 101-104)

Impossibile non tornare con la mente ad Eugenio Montale. Alla base degli studi poetici di Montale non vi è esclusivamente Gozzano, bensì Vallini stesso, in particolare in merito alle tematiche del mare della Liguria, della malinconia priva di risposta e di quel senso di morte e mancanza di verità che lo perseguitano, elementi che tornano costantemente nella poetica valliniana.

Io più non vedevo nel mare
il Dio che mai non s’addorme
il moto che mai non ha posa:
ma solo una cosa noiosa
eterna inutile informe
che mi costringeva a pensare:
si confondevano agli occhi
della mia mente il pensiero
del Tutto del Nulla e del Vero
con i ricordi più sciocchi,
ed erano per la mia vista
le cose della Natura
come la caricatura
d’un Vero che non esista
(C. Vallini, Un giorno, Lo scoglio, vv. 75-88)

E’ evidente che Montale, quando nel 1951 scrisse l’articolo Gozzano dopo trent’anni, mirava a commemorare l’autore torinese e al contempo voleva creare un’autobiografia critica della propria poesia, ma ad ogni modo è ben attento a non svelare tutte le sue carte, e quindi non menziona direttamente il nome di Carlo Vallini. Ma Gozzano e Vallini sono inevitabilmente connessi, e l’uno non può prescindere dall’altro. Se si legge parallelamente Ossi di Seppia e il poema valliniano Un giorno, è possibile notare tutti i luoghi e i temi comuni che ricorrono, per non parlare delle immagini e delle coincidenze lessicali, di certo non occasionali. Il meriggio è il tempo prescelto da Vallini nelle sue opere, così come da Montale (Meriggiare pallido e assorto), e il concetto valliniano di mare nostrum, ovvero il tanto amato mar Tirreno, ritorna frequente e con insistenza anche nei versi montaliani (emblema di ciò è il suo poemetto del 1924, Mediterraneo, poi inserito in Ossi di seppia, dove il mare diviene immagine della condizione esistenziale del poeta). Di conseguenza, si può facilmente dedurre che Carlo Vallini rappresenti quell’elemento di connessione, quell’inevitabile anello di unione fra Gozzano e Montale che non può affatto essere ignorato. Vallini non è solo un grande poeta, per la bellezza e il significato dei suoi versi , ma anche perché il suo lavoro letterario è stato base, fonte e studio per Eugenio Montale,  elemento questo, di certo non trascurabile. Inoltre Vallini si mostrò nella sua carriera, autore colto e in grado di produrre versi notevoli e di incredibile intensità, dando un contributo letterario fondamentale alla corrente crepuscolare.

Questo sentivo, supino
sopra lo scoglio del mare.
E parve un tratto alle mie
pupille immobili e fisse
nelle celesti armoníe,
che immensa, tra laceri veli,
raggiasse su un volto divino
la Verità secolare.
Fu come se il mondo salisse
in alto, fu come se i cieli
scendessero: tutte le porte
aveva dischiuso il mistero
al mondo degli uomini, sulla
mirabile luce del Vero.
E in me scese il Tutto ed il Nulla,
la Vita e la Morte.
(C. Vallini, Un giorno, – ∞+, vv. 74-89)

*per questa analisi, fondamentale è stata la prefazione Carlo Vallini e la poesia “lungo un giorno” , del professore Mirko Bevilacqua, che accompagna la raccolta “Un giorno e La rinunzia”  edita nel 2010 da Edizioni San Marco dei Giustiniani.

Articolo di GIULIA DI STEFANO

(In copertina: foto di Raffaele Auteri)

1 commento su “Carlo Vallini, il poeta crepuscolare offuscato dall’ombra di Gozzano.”

  1. Ho apprezzato molto questo articolo. Avevo incontrato casualmente il poema ‘Un giorno’ di Carlo Vallini ed ero rimasto sorpreso della sua grandezza insieme alla sua messa in disparte, non comparendo in quasi nessuna Antologia. Sarei interessato a sapere se l’autrice dell’articolo ha altri riferimenti bibliografici oltre a quello citato dibMirko Bevilacqua.
    Grazie e Cordiali Saluti
    Pietro Brogi

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