Formicaleone

Quattro poesie di Miltos Sachtouris

Menelao
Non la temete la luna col ferro
disse l’arancia spaccata dentro di me
non lo temete il sole rabbuiato
e i feretri rovinati
la madre della pioggia dagli occhi cavati
non le temete le ali nere
dell’uccello
nella vostra testa
nel sonno
e improvviso comincia
a sbatterle con rabbia
e vi svegliate
Guardate Isidoro lassù come splende
Come scende con la corda dalla stella
Menelao malato, lo chiamano quaggiù.

La Presenza
La Poesia,
ti siedi e la vegli
come un morto.
Trenta minuti dopo la mezzanotte
esattamente nello stesso istante
apparve nello specchio grande e
alla mia finestra
Dylan Thomas con una candela rossa
accesa nella bocca
morto, di certo
e santo
e pazzo
come di lui ho già detto.
-Vieni con  me, fratello, mi dice,
quaggiù stai marcendo
vieni nelle gole nordiche della mia patria
qui vivi in un luogo putrido in cui ti deridono
lì salutano i pazzi ed i preti
e l’anatra non partorisce più ghiaccio
fa l’uovo rosso.
Queste poche cose mi disse il grande poeta
non più allo specchio e alla finestra
ma dentro l’erba alta della sua morte,
una metà, dalla vita in su nella luce, fuori dall’erba
e l’altra, dalla vita in giù al buio,
sotto la luce.

Poros 1985
E quando è apparsa nella tazza del mio caffè
la sirena nera
per tutta la notte senza via d’uscita ed esiliata
frenetico dico versi di Hölderlin
versi di Charles Cros
e come compatisco l’uomo col carretto,
si volta
vende leccalecca- geometricamente disposti
in fila da un lato all’altro –
nessuno li compra
e così ora anche lui sono anni che è morto
i vestiti  gli si sono logorati addosso
e il suo angelo gli corre dietro.
Ma ciononostante Poros esiste
e con tutti i suoi amuleti
con la sua vecchia àncora ficcata
nella sabbia
le belle turiste dalle splendide
gambe
e quanti ha mangiato la terra in questi anni
perduto è Schiavo e Kaxtsidis,
Ioannou, Melpo Axioti,
Alexandrou e tanti altri.
Mio Dio, donaci una morte
serena.

Il morto delle feste
Da molti anni
quando si approssima Natale
(lui) il morto nasce dentro me
non vuole regali
non vuole soldi
gelo e anni
neve e gelo
vestiti lacerati
scarpe sbiadite
il morto d’oro
verrà fuori
non lo conosce nessuno
il morto vagabondo
si siederà all’amaro bar
berrà il suo caffè
e poi di nuovo
nel giro di qualche giorno
morirà quietamente
(il morto)
quando viene il tempo
e tutte le ruote
rosse come prima
nuovamente gireranno.


I quattro brani sono tratti dalla raccolta poetica Ectoplasmi (1986). La traduzione in lingua italiana è di Filomena Di Paola.

miltos

Miltos Sachtouris (1919–2005, Atene) Poeta greco della prima generazione del secondo dopoguerra, pubblica inizialmente alcune sue poesie nel 1943 sulla rivista ateniese Lettere greche, non ricevendo alcuna approvazione dalla critica. Per seguire il volere di suo padre, si iscrive alla Facoltà di  Giurisprudenza che lascia alla morte di quest’ultimo. Brucia i suoi testi universitari e vende tutti i volumi giuridici della biblioteca paterna e si dedica quindi interamente alla letteratura. Tra i riconoscimenti alla sua opera, figura anche un Primo Premio conferitogli dalla RAI per un concorso del 1962, “Giovani poeti europei” che ne premiò la raccolta intitolata “Quando vi parlo”. La sua è una poesia che si sviluppa nell’ambito della corrente surrealista e simbolista greca, anche se poi assume una connotazione che l’avvicina maggiormente all’espressionismo, attraverso l’uso di simboli e immagini angosciose. Era un poeta appartato, non faceva frequenti apparizioni pubbliche,   il poeta dell’ansia individuale, anche se la sua opera riecheggia dell’ansia di un’intera epoca. Le sue opere sono state tradotte in francese, inglese, italiano, tedesco, polacco e bulgaro. I compositori Manos Hadjidakis, Argyris Kounadis, Yannis Spanos, Kyriakos Spetsa e Nikos Xydakis hanno messo in musica molte delle sue poesie. La raccolta da cui sono tratte e tradotte le seguenti poesie è stata insignita del Primo Premio Nazionale di Poesia greca per l’anno 1987.

Filomena Di Paola è nata e cresciuta in un luminoso paesino del Cilento, Montecorice. conosciuta anche con lo pseudonimo di Shedir si è laureata presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” in Lingue e Letterature Straniere Moderne con una tesi sugli scritti giovanili di Albert Camus. A Napoli, negli stessi anni, scrive per alcune riviste e periodici quali Arte e Carte e Il Denaro, in terza pagina. Da circa vent’anni risiede in Grecia, ad Atene, occupandosi dell’insegnamento della lingua italiana L2 a stranieri, (con una propria scuola di lingua e cultura italiana, attiva fino a pochi anni fa) e di traduzioni, cui affianca la dedizione e la passione per quella che considera la sua vocazione principale,  la scrittura e particolarmente  la poesia, che coltiva da oltre 30 anni.  Alcune poesie– tratte da un corpus quasi completamente inedito – sono state scelte da Elio Pecora e pubblicate su “Poeti e Poesia”, n.37, aprile 2016. Altri inediti sono apparsi sulla rivista l’EstroVerso, nel mese di luglio, 2016. (http://www.lestroverso.it/author/filomena-shedir-di-paola/). Nel 2018 altre poesie, tradotte in greco, sono  sul sito di Poets-radio https://www.poets-radio.net/la-poesia-di-filomena. Quando può, ama dipingere.

(In copertina: foto di Raffaele Auteri)

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